
Articolo apparso sul numero 10 di "Profumeria da Collezione"
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Negli anni trenta del secolo
scorso attraversare l’oceano Atlantico per raggiungere le Americhe
richiedeva una certa dose di coraggio o di temerarietà. Due erano i mezzi
a disposizione dei viaggiatori: il transatlantico e il dirigibile. Non si
contavano i proclami sulla sicurezza dei viaggi, e mentre era ancora
cocente il ricordo del naufragio della nave più grande del mondo,
“l’inaffondabile” Titanic, che proprio nel viaggio inaugurale si era
rapidamente inabissato dopo aver urtato un iceberg, ancora minore
affidamento davano i dirigibili che, nonostante l’impiego di elio per
potersi alzare dal suolo -gas nobile non infiammabile, a differenza
dell’idrogeno che aveva causato la quasi distruzione di tutte le
aeromobili durante la Grande Guerra-, avevano fama di vita breve e
tormentata. Nel 1929 uno Zeppelin aveva compiuto la circumnavigazione del
globo in una ventina di giorni, dimostrando, almeno in quel caso, una
certa perizia del volo, ma gli obblighi e le restrizioni che i passeggeri
dovevano sopportare non invogliavano al viaggio. Era infatti severamente
vietato fumare, gli spazi erano ristretti, il numero dei viaggiatori
limitato, e l’ebbrezza del volo veniva vanificata dalla noia di un
paesaggio marino sempre uguale. Per contro, la traversata in
transatlantico era una delle massime occasioni mondane cui un passeggero,
con cospicuo conto in banca, potesse aspirare. Nella settimana di
navigazione tutta la nave era percorsa da brividi frenetici di
festeggiamenti. Grandi balli erano alternati a sontuose cene, sfilate di
moda, spettacoli con artisti di fama, ricevimenti, serate al Casinò,
incontri tra i più bei nomi dell’alta società parigina, divertimenti a
ogni ora del giorno e della notte. Superato il panico per le migliaia di
metri d’acqua che in ogni momento potevano inghiottire coloro ai quali,
casualmente o per accidente, fosse mancato il pavimento sotto i piedi, il
viaggio era momento di grande letizia e divertimento. Per questo il varo del nuovo,
immenso, straordinario e ineguagliabile transatlantico Normandie era stato
accolto con grande gioia dai danarosi signori della finanza, dai grandi
industriali, dalla dorata e spensierata nobiltà europea, dai creatori di
moda che nell’occasione avrebbero presentato le nuove toilettes per le
accompagnatrici o per le mogli dei milionari viaggiatori. Tutti
pregustavano gioie, divertimenti e incassi favolosi. Parigi era in fibrillazione,
l’avvenimento veniva celebrato nelle vetrine delle Maisons con
esposizione di abiti alla marinara, audaci costumi da bagno, completi da
crociera. Non erano da meno i pasticcieri e i cuochi che creavano torte Normandie
e prelibati piatti Transatlantique.
I giornali popolari esaltavano il lavoro francese che aveva creato la più
grande nave del mondo e in anteprima mostravano le fotografie delle
superbe cabine di prima classe, le mastodontiche catene di ancoraggio, i
saloni carichi di specchi e sfavillanti di luci, il ponte di comando con
gli ultimi ritrovati della tecnologia marinara. Anche Jean Patou si era posto in
prima linea tra i couturiers che sarebbero saliti a bordo con le nuove
collezioni. Conosciuto e ammirato in tutto il mondo, era uno dei creatori
più alla moda, definito, per le tante teste coronate cui aveva creato
sontuosi abiti, il “sarto delle regine”. La sua Casa di Profumo aveva
realizzato una nuova essenza celebrativa che aveva chiamato, appunto, Normandie
e il cui flacone era costantemente esposto nelle profumerie di Parigi,
tanto che profumarsi Normandie
era divenuta la moda del momento. A pochi mesi dal varo della nave,
Jean Patou volle immortalare l’evento ordinando a Luis Süe, architetto
e scultore, un’opera straordinaria per contenere il profumo simbolo
della crociera: un flacone che sarebbe stato emblema della nave, di
un’epoca e che avrebbe consegnato alla Storia del Profumo il suo nome. Luis Süe, artista che aveva già
collaborato con Jean Patou disegnando i flaconi di vendita per i suoi
profumi, concepì una scultura che riproduce, nello stile allora di moda
-il Déco-, il profilo del transatlantico Normandie. Il materiale
utilizzato fu acciaio nichelato (l’utilizzo di materiali poveri era
caratteristico dell’Art déco) e l’artista celò al centro
dell’opera il contenitore dell’essenza, in cristallo Baccarat. Vennero
fusi e realizzati mille esemplari, tutti numerati progressivamente. Luis Süe
si avvalse, nella realizzazione del suo capolavoro, anche di influssi
artistici provenienti dall’Italia. Agli inizi degli anni 20 del secolo
scorso un gruppo di artisti (tra cui Sironi, Oppi, Funi) aveva dato
origine, a Milano, a una corrente che abbracciava diverse componenti
artistiche, dalla pittura all’architettura, dalla letteratura alla
scultura: il Novecento, che
si riconduceva alla tradizione classica, alla purezza dello stile, alla
plasticità dei soggetti e alla monumentalità delle opere
(monumentalità intesa non solo come grandiosità o pienezza dei volumi,
ma anche come sfida al tempo e alla storia). Nella rappresentazione
marmorea o bronzea di episodi
o personaggi, spesso gli artisti di questa corrente, infatti, riconducendosi alla visione artistica dell’era
classica, miravano a
tramandare alle generazioni future non solo l’opera, ma anche
il nome o il racconto delle imprese raffigurate scolpendo o incidendo
iscrizioni che divenissero parte integrante dell’opera stessa. Così
avrebbero sfidato i secoli, opera e epigrafe inscindibilmente legate una
all’altra, conservando identità e gloria al soggetto che altrimenti
rischiava di esporsi all’anonimato. Luis Süe
non utilizzò per le diciture un’etichetta che avrebbe potuto
staccarsi e separarsi dalla scultura, ma cesellò le scritte nel metallo a
memoria imperitura, rifacendosi a quella peculiarità che il Novecento
aveva proposto con successo anche nell’architettura, tanto da
identificare più tardi una parte delle sue forme architettoniche
-quelle più formali e condizionate dal regime- con un
ipotetico “stile fascista”, e con questo necrologio lo stile
Novecento fu velocemente liquidato nel dopoguerra. Nel 1935, al varo del Normandie, le eleganti signore che entravano nella cabina di prima classe accompagnate da camerieri in uniforme carichi di valigie trovarono nella stanza da bagno -gentile omaggio del couturier Jean Patou- la scultura Normandie, oggetto e profumo che avrebbe fatto parlare di sé ancora per decenni, entrando, come si proponevano coloro che li avevano ideati e creati, nella Storia.
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