Mi ricordo...
Articolo apparso sul numero 18 di "Profumeria da Collezione"
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Frequentavo allora l'ultimo anno delle elementari e nel nostro quartiere circolava una sola auto: una Topolino. Il proprietario trafficava in non so che, per cui era sempre via. Quando tornava a casa parcheggiava l'automobile sempre al solito posto sotto la terrazza. Il casermone in cui io e gli altri ragazzi abitavamo aveva sul tetto una grande terrazza, un luogo dove d'estate andavamo a giocare a carte, all'ombra del comignolo della centrale termica. Dal parapetto ci sporgevamo per sputare in testa ai passanti e una volta a qualcuno di noi cadde un oggetto pesante che trapassò il tettuccio in tela della Topolino. Il proprietario per diversi giorni indagò sul misfatto minacciando denunce a destra e a manca. Era convinto che fosse stato lo sgarbo di qualcuno. Il traffico che vedevamo dall'alto consisteva in biciclette cariche di operai che si affollavano sulla strada la mattina presto e la sera alla chiusura delle fabbriche, e in qualche Lambretta che passava scoppiettando. Avevamo due miti: il portiere del Milan Buffon (che poi sposò Edi Campagnoli, valletta di Lascia o Raddoppia) e Mariella. Mariella stava al 16/B, di fronte al nostro casermone. Aveva quattordici anni, tre o quattro più di noi, e nonostante i nostri ormoni russassero ancora della grossa, eravamo tutti innamorati di lei. Dovevano essere i capelli lunghi, o lo sguardo, o un contagio collettivo, fatto sta che ogni volta che passava per andare dal droghiere o dal lattaio interrompevamo i nostri giochi per osservarla. Nessuna era bella come lei, tranne le attrici che vedevamo al cinema, ma quelle erano un'altra cosa. Avevamo anche imparato a fischiarle dietro come facevano i ragazzi più grandi e quando lei si girava per elargirci un “cretini” erano grandi manate sulle spalle e strilli di gioia. Dopo una ricerca scrupolosa nelle vetrine del quartiere e avere scartato una cinquantina di idee (eliminammo anche l'ipotesi di un reggiseno color rosa messo in mostra nella vetrina della merceria, perché andammo in confusione quando la commessa ci chiese la taglia), puntammo su una scatola di profumi esposta su uno scaffale della drogheria. Il signor Felice, il droghiere, teneva molto a quella scatola e la esponeva aperta perché si vedessero gli esemplari all'interno: una cipria, una brillantina, un profumo e una crema. A noi sembrò la cosa più bella che una ragazza potesse desiderare. Il signor Felice la tolse dallo scaffale quando glielo chiedemmo, e ce la mostrò da vicino. La chiuse perché potessimo ammirare il disegno in rilievo sul coperchio: un ventaglio e una mascherina contenuti all'interno di una cornice arabescata. Aprì e chiuse alcune volte la scatola per mostrarci l'effetto, poi la ripose sullo scaffale. Alla fine delle due settimane avevamo i soldi per la scatola di profumi Paglieri.
Giorgio Dalla Villa |